Il dibattito sulla tutela dei minori
Molte volte sento, anche ai convegni sul tema, magari da parte degli stessi relatori, la sollecitazione ad interventi legislativi forti e chiari per la tutela dei minori nel contesto della violenza di genere in famiglia. Si invoca una sorta di automatismo della decadenza della responsabilità genitoriale alla presenza del genitore maltrattante l’altro genitore. Ci si chiede perché in Italia (molto spesso con ben poca conoscenza di cosa accade negli altri Stati) si debba attendere parecchio tempo, mesi, a volte anni, per una decisione che tuteli il minore in queste situazioni.
Il problema delle definizioni
Ritengo che sfugga però, e così non si riesce a trasmettere il vero focus del tema alle persone che non conoscono bene l’argomento, il punto fondamentale, ovvero le definizioni. Sì, banalmente: cosa si intende per genitore maltrattante o violento? Perché è evidente che se diciamo che un genitore maltrattante e violento deve essere allontanato dal figlio minore, diciamo ovviamente qualcosa che è assolutamente condivisibile e che di fatto già succede, a parte ovviamente storture di singoli casi che possono sempre capitare.
Quando un genitore è maltrattante?
Il problema fondamentale è però arrivare al punto di poter sostenere che ci sia un genitore maltrattante o violento. Quando si può dire di essere di fronte ad un genitore maltrattante? Quando c’è la denuncia dell’altro genitore? Può davvero bastare questo? Se rispondiamo di sì, senza se e senza ma, abbiamo davvero valutato in maniera professionale (e non di pancia, pensando magari ad uno specifico caso cruento di cronaca) le tante e varie dinamiche che ci sono in una separazione o in una causa di affidamento del minore?
E quando le denunce dei genitori sono reciproche? Cosa facciamo in questi casi? Automaticamente, senza se e senza ma, “togliamo i figli” ad entrambi? Decidiamo, magari, di fidarci a priori di un genere rispetto all’altro? E se ci sono genitori dello stesso genere? Quei figli come li tuteliamo?
Il ruolo dell’accertamento giudiziario
Possiamo allora attendere l’accertamento giudiziario, necessario per legge, per poter dire di essere di fronte ad una persona maltrattante, ovvero attendere una sentenza irrevocabile che lo stabilisca, con gli anni che servono per arrivarci? È evidente che non può essere neppure questa la via. Anche perché magari le violenze ci sono state ma siamo oltre i termini di denuncia o è intervenuta la prescrizione e quindi non ci potrà mai essere condanna. Ma questo non vuol dire che non ci sia stata violenza.
Un approccio caso per caso
Allora è necessario che si valuti la situazione caso per caso, senza automatismi e possibilmente senza preconcetti, magari di genere. Perché è innegabile che molto spesso quegli stereotipi di genere che sono senz’altro alla base di tante violenze, purtroppo si ritrovano anche poi nelle aule di Tribunale quando quelle violenze vanno giudicate. E come tutti i preconcetti e gli stereotipi, possono portare a gravi conseguenze ed ingiustizie.
Il diritto alla bigenitorialità
Ovviamente nel preminente interesse del minore e non del genitore reo. Perché a volte ci dimentichiamo, affrontando questo tema, che c’è un altro importantissimo principio sul piatto di questa bilancia che è la vita ed il bene del minore, ovvero il diritto alla bigenitorialità. Il diritto per il minore di avere due genitori e di crescere con l’apporto di entrambi. Quindi, a volte, il genitore maltrattante verso l’altro genitore, che pur deve rispondere in sede penale di questi comportamenti, magari se seguito e recuperato, può comunque essere un genitore valido per il figlio e necessario per la sua crescita.
Il concetto di violenza
Dobbiamo ancora definire cosa vuol dire violenza. Se chiudiamo gli occhi e pensiamo ad una situazione di genitore violento, immaginiamo un uomo che picchia una donna, magari pensiamo ad un caso di femminicidio. Ma non è così semplice. Innanzitutto dobbiamo ricordare che violenza domestica non è solo fisica ma anche psicologica ed economica. E nel concetto di violenza fisica non c’è solo quella che porta gravi conseguenze o segni evidenti ma anche solo la minaccia di un male fisico in base alla quale uno impone un comportamento all’altro.
Un sistema senza automatismi
Se sul piano penale è corretto considerare violenza tutti questi comportamenti, è però evidente che le conseguenze sul minore, e il peso che devono avere nella valutazione della presenza del genitore maltrattante nella sua vita, vanno valutati caso per caso. Per questo il “senza se e senza ma” è molto pericoloso. Per questo, la situazione deve essere seguita e monitorata da professionisti, ma non può esserci alcun automatismo. E poi va considerato che non sempre il genitore maltrattato è, senza se e senza ma, in grado di essere il genitore unico per il minore, così valido da superare il diritto alla bigenitorialità del figlio.
Il superamento degli stereotipi
La realtà è piena di sfaccettature, distinguo, zone d’ombra e di luce accecante. Non si può ragionare di questo tema senza tenerne conto. Gli stereotipi, tutti, sono gravemente pericolosi e vanno superati per una questione di pace sociale, di rispetto dell’altro e di tutela dei diritti di tutti. Ma attenzione a tentare di superare degli stereotipi imponendo altri stereotipi.
Formazione e consapevolezza
Allora l’unica soluzione per poter arginare un problema che è sempre più frequente e aspro è un intervento culturale importante e massiccio. Questo deve coinvolgere non solo chi si trova ad affrontare queste situazioni, ma anche tutti gli operatori del settore: avvocati, giudici, assistenti sociali, educatori, psicologi, psicoterapeuti e consulenti d’ufficio.
Approfittiamo della necessità di affrontare questo terribile tema per fare un passo avanti come società e come civiltà.

